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Paragrafo 6 . Il pensiero liberale.

     
I  problemi  economici  e sociali determinati dall'industrializzazione
furono  oggetto di riflessione da parte di numerosi studiosi di  vario
orientamento.  Il  risultato fu l'introduzione  di  importanti  novit
all'interno del pensiero liberale e la nascita delle prime  teorie  di
tipo socialista.
     L'ottimismo  del  primo importante teorico di economia  politica,
lo  scozzese Adam Smith (1723-1790), il quale sosteneva che il  libero
mercato  avrebbe  assicurato  il massimo  rendimento  dei  fattori  di
produzione ed il progresso della collettivit, era stato gi messo  in
discussione  alla fine del Settecento da Thomas Robert Malthus  (1766-
1834),  secondo il quale la crescita demografica, non  seguita  da  un
corrispondente  aumento dei mezzi di sussistenza, avrebbe  determinato
una  sempre  maggiore sproporzione tra popolazione  e  risorse.  David
Ricardo  (1772-1823)  intacc ancor pi profondamente  l'ottimismo  di
Smith e di coloro che ritenevano il capitalismo capace di garantire un
progresso senza contrasti, affermando che il sistema capitalistico  si
caratterizzava proprio per l'inevitabilit del conflitto tra le classi
sociali.
     Il  pensiero  economico francese restava fondamentalmente  legato
all'ottimismo   smithiano.  Sostenitori  della   totale   libert   di
iniziativa  economica erano Jean-Baptiste Say (1767-1832)  e  Frdric
Bastiat (1801-1850).
     Significativamente   diverse  erano  le  teorie   dell'economista
tedesco Friedrich List (1798-1846). Egli, infatti, sosteneva l'utilit
dell'intervento statale e del protezionismo doganale per  lo  sviluppo
economico  dei  paesi  in  ritardo  con  l'industrializzazione.  List,
inoltre, fu uno dei principali promotori dell'unione doganale tra  gli
stati  della Confederazione germanica, allo scopo di favorire  sia  il
progresso economico che l'unificazione politica.
     
     
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     Due  studiosi liberali, l'inglese John Stuart Mill (1806-1873)  e
il francese Alexis de Tocqueville (1805-1859), effettuarono un'analisi
pi  ampia della societ capitalistica, evidenziandone alcuni  aspetti
negativi ed avanzando proposte di riforma in senso democratico.
     John  Stuart  Mill,  pur  difendendo  il  sistema  capitalistico,
riteneva  indispensabile una maggiore giustizia economica e sociale  e
una  pi  ampia partecipazione politica e, a tale scopo, proponeva  la
tassazione  della propriet fondiaria, misure a favore dei lavoratori,
libert   sindacale,  istruzione  obbligatoria  e   allargamento   del
suffragio elettorale.
     Alexis  de  Tocqueville  sosteneva che il cammino  della  societ
industrializzata   verso  la  democrazia  fosse   inarrestabile,   ma,
contemporaneamente, vedeva in esso concrete minacce per  l'eguaglianza
giuridica  e per la libert individuale, considerate fondamenti  della
democrazia  stessa. L'eguaglianza giuridica, secondo  de  Tocqueville,
rischiava  di  essere  vanificata  dalla  disuguaglianza  sostanziale,
determinata  dallo  squilibrio  tra  le  condizioni  dei  capitalisti,
definiti  "nuovi  aristocratici", e quelle  degli  operai,  denominati
"nuovi  servi".  La libert individuale era messa in pericolo  da  una
nuova  forma  di dispotismo: quello esercitato dallo stato,  che,  per
regolare  gli  squilibri  e i sempre pi complessi  rapporti  sociali,
avrebbe  potuto  appropriarsi di tutti i poteri. Essenziali  pertanto,
secondo  lo  studioso  francese, erano il  rispetto  della  legge,  la
libert  di  stampa  e di associazione e la concessione  di  autonomie
locali, che ridimensionassero il potere politico centrale.
     All'interno del mondo cattolico, a partire dagli anni Trenta,  si
diffusero  due  importanti movimenti: il Cattolicesimo liberale  e  il
Cattolicesimo sociale.
     Il  primo  fu promosso dal francese Flicit-Robert de  Lamennais
(1782-1854),  che inizialmente aveva assunto posizioni reazionarie.  I
cattolici liberali erano contrari all'assolutismo monarchico-nobiliare
ed erano fautori delle libert di stampa, di coscienza, di religione e
dell'indipendenza delle nazioni; essi ritenevano inoltre che la Chiesa
avrebbe  dovuto appoggiare non l'assolutismo dei sovrani ma la libert
e l'indipendenza dei popoli.
     Il  Cattolicesimo liberale fu duramente condannato  nel  1832  da
papa  Gregorio  sedicesimo con l'enciclica Mirari vos;  esso  continu
comunque a diffondersi in Francia e in altri paesi europei, provocando
una frattura nel blocco reazionario e favorendo una pi ampia adesione
al liberalismo.
     Il  Cattolicesimo sociale si occup pi direttamente dei problemi
sociali     determinati     dall'industrializzazione,     impegnandosi
nell'attivit  assistenziale  a favore  dei  poveri,  sollecitando  il
rispetto  dei  princpi cristiani della solidariet e la realizzazione
di associazioni tra lavoratori e datori di lavoro; suo promotore fu il
francese  Antoine-Frdric  Ozanam (1813-1853),  fondatore  di  gruppi
assistenziali chiamati "Conferenze di San Vincenzo de' Paoli".
